venerdì 12 aprile 2024
lunedì 27 novembre 2023
COVID e allevamenti intensivi. Allevamenti = Zoonosi = Virus
Per la prossima iniziativa europea puntare di più sul discorso Salute pubblica.
Eccolo il video!!!
Tutto molto logico....
Allevamenti=Zoonosi=Virus
Buona visione a tutti.
mercoledì 27 settembre 2023
STOP CRUELTY STOP SLAUGHTER (Stop Farming, Stop Slaughter): STIAMO LAVORANDO AL TESTO DELLA NUOVA INIZIATIVA EUROPEA.
STOP CRUELTY STOP SLAUGHTER
(Stop Farming, Stop Slaughter)
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1) MOTIVI DI SALUTE PUBBLICA. GLI
ALLEVAMENTI COME BOMBE AD OROLOGERIA PER LA PRESENZA DI TANTI INDIVIDUI DELLA
STESSA SPECIE AMMASSATI TUTTI INSIEME. |
https://ilbolive.unipd.it/it/news/allevamenti-intensivi-aumentano-rischio-futuri
2) Aviaria, gli allevamenti
intensivi sono ‘bombe’ a orologeria
3) Se non fermiamo gli allevamenti intensivi, il pollo
che mangiamo ogni giorno farà scoppiare la nuova pandemia
https://www.greenme.it/news/approfondimenti/allevamenti-intensivi-pollo-aviaria-pandemia/
1) LA CARNE DEL FUTURO (carne coltivata)
https://www.varesenews.it/2023/07/la-carne-del-futuro/1666244/
***
DAI BLOG:
https://vegetarianavegan.blogspot.com/2023/04/coronavirus-covid-19-e-allevamenti.html
SE NON
FERMIAMO GLI ALLEVAMENTI INTENSIVI.... LA PROSSIMA PANDEMIA ARRIVERA' DAGLI
ALLEVAMENTI DI POLLO. Il settore avicolo è UNA BOMBA AD OROLOGERIA.
greenMe : https://vegetarianavegan.blogspot.com/2023/02/se-non-fermiamo-gli-allevamenti.html
***
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2° NON MENO IMPORTANTE) DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI
DELL’ANIMALE E TRATTATO DI LISBONA DEL 2007 CHE HA RICONOSCIUTO GLI ANIMALI
COME ESSERI SENZIENTI. |
“Tutti gli animali nascono uguali davanti alla vita e hanno gli stessi diritti
all'esistenza”, ebbe a sancire la Dichiarazione universale dei diritti
dell'animale, sottoscritta il 15 ottobre 1978 a Parigi. Così come il Trattato di
Lisbona, all'art. 13, riconosce gli animali quali “esseri senzienti”,
disponendo che “l'Unione e gli Stati membri tengono pienamente conto delle
esigenze in materia di benessere degli animali”.
La realtà è però diversa. Lo sfruttamento animale è sempre più diffuso negli
Stati dell'Unione, nonché l’aberrazione del detenere animali solo per
sfruttarli al fine di arricchire chi li detiene (animali allevati, maltrattati
e uccisi per vendere la loro carne, animali sfruttati e uccisi per la loro
lana, per il loro latte o le loro uova,
per le loro pelli o pellicce). Animali che, anche geneticamente, vengono
modificati solo per aumentare i profitti commerciali a danno del benessere
animale, dell'ambiente e spesso della stessa salute dei cittadini.
Chiediamo, pertanto, la progressiva chiusura degli allevamenti e dei macelli in
quanto attività incompatibili con la Dichiarazione universale dei diritti
dell’animale di Parigi e con il Trattato di Lisbona, nonché con il sempre
crescente progresso etico e morale della nostra società, mediante lo
spostamento dei sussidi europei dalla zootecnia ad una produzione alimentare
più etica senza ingredienti d’origine animale.
Entro il 2030, ovvero entro due anni dall’approvazione della presente ICE,
dovrà essere completata la sostituzione della carne cosiddetta ‘tradizionale’ (ossia
carne derivata dalla macellazione degli animali) con la carne, nonché gli altri
derivati animali, prodotti con ingredienti d’origine esclusivamente vegetale
ovvero con l’agricoltura cellulare con riferimento soprattutto
all’alimentazione dei nostri amici animali.
In tal modo, anche i tremendi
trasporti di animali vivi non avranno più ragione d’esistere.
Se gli animali sono esseri
senzienti, si dovrebbe passare ad un’alimentazione senza ingredienti d’origine
animale, senza se e senza ma.
Giusta la considerazione che le
attività di allevamento e macellazione si pongono così nettamente in contrasto
con la Dichiarazione universale dei diritti dell’animale e con il Trattato di
Lisbona, e giusta la considerazione che queste attività hanno con il tempo
perso il loro requisito di necessarietà, requisito sulla base del quale sino ad
ora sono state comunque accettate o ammesse, in virtù di entrambe queste
premesse, riteniamo che tali attività non debbano solo essere ridotte e non
finanziate più con i sussidi, ma che al contrario detti sussidi debbano essere
riconosciuti loro esclusivamente in un’ottica di aiuto nel necessario e
doveroso cambiamento e ristrutturazione aziendale.
Si propone in questa sede che gli
incentivi siano dati ai produttori di proteine etiche (carne e altri prodotti
d'origine animale che si producano invece con la tecnica della coltura
cellulare ovvero i simil prodotti con ingredienti 100 per cento vegetali). Gli
stessi operatori della zootecnia possono fare domanda dei sussidi, previa
sottoscrizione di un accordo di ristrutturazione aziendale che entro l'anno
solare li metterà in grado di produrre carne o altri derivati animali con la
tecnologia cellulare (e non più con il metodo dell’allevare animali al solo
scopo di profitto e/o di macellazione), pena la restituzione dei fondi UE
ricevuti
ovvero la chiusura immediata dello stabilimento.
sabato 1 aprile 2023
CORONAVIRUS (COVID 19) E ALLEVAMENTI INTENSIVI
È ormai assodato: il coronavirus che sta facendo così tante vittime nel mondo è partito da un mercato cinese in cui si vendevano animali selvatici di ogni specie, tenuti in condizioni indescrivibili di sofferenza e sporcizia, sottoposti a ogni genere di violenza, squartati sul posto e poi mangiati.
Il prof. Andrew Cunningham della Società Zoologica di Londra ha dichiarato, in una intervista al Guardian: "Gli animali vengono trasportati su lunghe distanze, stipati in gabbia. Sofferenti, immunodepressi, espellono ogni genere di patogeno".
La dottoressa Inger Andersen, Direttore Esecutivo dell'UNEP, il programma ambientale delle Nazioni Unite, ha affermato che "la natura ci sta mandando un messaggio", attraverso la pandemia del coronavirus e i cambiamenti climatici.
Il pericolo è in tutta la carne
Non diamo la colpa ai cinesi, perché il resto del mondo non è migliore. La causa primaria delle zoonosi non è il consumo di carne di animali selvatici, ma il consumo di carne di qualsiasi animale. Gli allevamenti occidentali sono altrettanto pericolosi.
L'occidentale medio consuma il doppio di carne del cinese medio e più animali si allevano, maggiori sono le probabilità di far scoppiare epidemie come questa del COVID-19.
Gli allevamenti spesso fanno da "ponte" per il passaggio dei virus dagli animali selvatici all'uomo: gli animali selvatici hanno dei patogeni con cui convivono da sempre, così come ne abbiamo noi umani. Quando si distrugge il loro habitat, li si costringe a un contatto ravvicinato con la nostra "civiltà" (o forse meglio dire "inciviltà"?) e i contagi diventano più facili.
martedì 21 febbraio 2023
SE NON FERMIAMO GLI ALLEVAMENTI INTENSIVI.... LA PROSSIMA PANDEMIA ARRIVERA' DAGLI ALLEVAMENTI DI POLLO. Il settore avicolo è UNA BOMBA AD OROLOGERIA.
greenMe
Se non fermiamo gli allevamenti intensivi, il pollo che mangiamo ogni giorno farà scoppiare la prossima pandemia.
Il settore avicolo è una bomba ad orologeria, gli esperti lanciano l'allarme a seguito del diffondersi dell'influenza aviaria.
https://www.greenme.it/news/approfondimenti/allevamenti-intensivi-pollo-aviaria-pandemia/
Avete visto che nella foto alcuni polli hanno un tubo di plastica che li trafigge da narice a narice. Chissà che male quando hanno loro messo e chissà che fastidio convivere con un tubo di plastica che non ti fa respirare bene😭
C'era una petizione su questa pratica aberrante. Stop starving birds....(l'avevo messa su questo sito www.PETIZIONIPERGLIANIMALI.WEEBLY.COM)
👉FERMIAMO GLI ALLEVAMENTI. FIRMA L'INIZIATIVA EUROPEA END THE SLAUGHTER AGE: https://eci.ec.europa.eu/025/public/#/screen/home
lunedì 18 ottobre 2021
THE GUARDIAN: Allevamenti intensivi di malattie. Come la produzione industriale di polli sta allevando la prossima pandemia.
Enormi fattorie aiutano a diffondere batteri resistenti agli antibiotici, con i virologi che avvertono che le varianti si riversano sugli esseri umani. Fotografia: AFP/Getty
Factory farms of disease: how industrial chicken production is breeding the
next pandemic.
Almeno otto tipi di influenza aviaria, tutti in grado di uccidere gli esseri umani, circolano negli allevamenti intensivi del mondo e potrebbero essere peggiori del Covid-19.
ALLEVAMENTI INTENSIVI e COVID-19.
IL RUOLO DEGLI ALLEVAMENTI INTENSIVI NEL GENERARE SEMPRE NUOVE PANDEMIE.
LO STUDIO: qui
martedì 30 marzo 2021
giovedì 18 marzo 2021
Firmate. Per una questione di civiltà, non solo perchè gli allevamenti sono serbatoi di nuove pandemie.
Coordinamento LAM Lega Anti Macellazioni
18 MAR 2021 —
Ecco il sito collegato alla petizione STOP ALLEVAMENTI E MACELLI. Firmate per cortesia. Per una questione di civiltà, non solo perchè gli allevamenti sono < bombe ad orologeria >, serbatoi di nuovi virus e di nuove pandemie; e se non li chiudiamo il Covid-19 non sarà l'ultima pandemia che sconvolgerà le nostre vite e l'economia mondiale.
VAI AL SITO: https://stopallevamentiemacelli.weebly.com/
PER FIRMARE: https://www.change.org/stopalllevamentiemacelli

VAI AL SITO: https://stopallevamentiemacelli.weebly.com/
PER FIRMARE: https://www.change.org/stopalllevamentiemacelli
PER il pdf: qui
venerdì 5 marzo 2021
Coronavirus, rapporto LAV: gli allevamenti intensivi bombe ad orologeria, rischio di nuove pandemie.
Il nuovo rapporto firmato dalla Lav, la Lega Anti Vivisezione, analizza il tasso di infezioni virali trasmesse all’uomo dagli animali e il grado di pericolosità delle zoonosi causate dallo sfruttamento delle foreste e dagli allevamenti intensivi. Due fattori che rappresentano una vera bomba a orologeria, sottolinea il rapporto: se non si prenderanno provvedimenti, l’umanità rischia di andare incontro a nuove pandemie.
Rapporto Lav: allevamenti intensivi bomba a orologeria, le prossime pandemie proverranno dal sistema zootecnico
Si stima che circa il 60% delle infezioni umane abbia origine animale. Le zoonosi, ovvero il passaggio di virus propri di specie animali all’uomo, avvengono indirettamente attraverso il sistema alimentare e ci sono evidenze che suggeriscono come la frequenza dei microrganismi patogeni che ‘saltano’ da altri animali alle persone stia aumentando, a causa di attività umane insostenibili.
“Da un recentissimo documento, dal titolo “Un’industria contagiosa – Allevamenti intensivi in un mondo post-COVID” – redatto da FAIRR, il network di investitori e istituzioni che collaborano per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle problematiche connesse agli allevamenti intensivi – emerge l’allarme: le prossime pandemie proverranno dal sistema zootecnico“.
Problematiche “che rendono evidenti anche i rischi per gli investitori: a questo proposito il rapporto FAIRR ha stilato una classifica dei rischi pandemici sui fattori di rischio più rilevanti per il comparto zootecnico, legati alla deforestazione e alla perdita di biodiversità, agli antibiotici, ai rifiuti e all’inquinamento, alle condizioni di lavoro, alla sicurezza alimentare e al benessere animale”.
“La situazione presentata nel dossier – conclude il rapporto della LAV – trasmette già un’idea di come l’industria zootecnica mondiale sia da considerare superata, in considerazione dei danni ambientali che causa, per i suoi rischi e per le sofferenze che provoca”.
mercoledì 13 gennaio 2021
Aviaria: allarme in Europa e nel mondo, si teme una mutazione
giovedì 7 gennaio 2021
giovedì 10 dicembre 2020
venerdì 4 dicembre 2020
Memphis Meats, ovvero la carne riprodotta in laboratorio dalle cellule anziché dagli animali (VANTAGGI: sempre la stessa carne che chiedono gli onnivori, ma carne più pulita, non si ucciderebbero più gli animali, non si userebbero farmaci od ormoni per la crescita, non vedremo più le feci che fuoriescono dagli allevamenti intensivi, si eviterebbero future pandemie, si sfamerebbe una popolazione in continua crescita, si libererebbero molte terre ora destinate agli allevamenti intensivi: ......A QUANDO l'obbligatorietà da parte dei Governi di Tutto il Mondo dell'uso di questo tipo di carne al posto di quella tradizionale?) : BOOM di INVESTIMENTI
martedì 1 dicembre 2020
Seconda parte bozza mail per avvocato polacco (a cura di Robby)
Prima parte bozza mail per avvocato polacco (a cura di Robby)
martedì 10 novembre 2020
Coronavirus, rapporto LAV: gli allevamenti intensivi bombe a orologeria, rischio di nuove pandemie.
Il nuovo rapporto firmato dalla Lav, la Lega Anti Vivisezione, analizza il tasso di infezioni virali trasmesse all’uomo dagli animali e il grado di pericolosità delle zoonosi causate dallo sfruttamento delle foreste e dagli allevamenti intensivi. Due fattori che rappresentano una vera bomba a orologeria, sottolinea il rapporto: se non si prenderanno provvedimenti, l’umanità rischia di andare incontro a nuove pandemie.
Rapporto Lav: allevamenti intensivi bomba a orologeria, le prossime pandemie proverranno dal sistema zootecnico
Si stima che circa il 60% delle infezioni umane abbia origine animale. Le zoonosi, ovvero il passaggio di virus propri di specie animali all’uomo, avvengono indirettamente attraverso il sistema alimentare e ci sono evidenze che suggeriscono come la frequenza dei microrganismi patogeni che ‘saltano’ da altri animali alle persone stia aumentando, a causa di attività umane insostenibili.
“I ricercatori dell’UNEP, l’organismo dell’Onu per l’ambiente (United Nations Environment Programme), hanno individuato i 7 fattori che determinano l’emergere delle zoonosi”, spiega il rapporto firmato dalla LAV.
“Eccoli: 1) insostenibile intensificazione dell’agricoltura e aumento della domanda umana di proteine animali; 2) cambiamenti nelle filiere alimentari; 3) maggiore impiego e sfruttamento della fauna selvatica; 4) intensificazione dei cambiamenti nell’uso del suolo accompagnati dalla distruzione e dall’invasione degli habitat; 5) industrie estrattive non sostenibili; 6) aumento dei viaggi e dei trasporti; 7) cambiamenti climatici accelerati“.

“Da un recentissimo documento, dal titolo “Un’industria contagiosa – Allevamenti intensivi in un mondo post-COVID” – redatto da FAIRR, il network di investitori e istituzioni che collaborano per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle problematiche connesse agli allevamenti intensivi – emerge l’allarme: le prossime pandemie proverranno dal sistema zootecnico“, sottolineano gli animalisti della LAV.
“Il 70% delle maggiori imprese che operano nel settore della carne, dei latticini e del pesce, risultano ad elevato rischio di favorire pandemie. Gli allevamenti sono allo stesso tempo soggetti vulnerabili e potenziali creatori e diffusori di gravi emergenze sanitarie, e se il COVID-19 non ha avuto origine da un allevamento, il prossimo virus pandemico potrebbe averla”, spiega il rapporto stilato dalla LAV.
Per arrestare questa tendenza “l’intero settore zootecnico sarà costretto ad affrontare e risolvere le importanti questioni connesse ai bassi standard di sicurezza – per i lavoratori e per gli alimenti – alla situazione di ‘ammassamento’ e costrizione degli animali, e all’impiego esagerato di antibiotici. La catena produttiva, già in crisi dalle limitazioni sull’utilizzo di terreno, di risorse idriche e dalle norme sulle emissioni, dovrà farei i conti con i probabili nuovi e dispendiosi protocolli di biosicurezza e di gestione dell’antibiotico resistenza”, sottolineano gli animalisti.

Problematiche “che rendono evidenti anche i rischi per gli investitori: a questo proposito il rapporto FAIRR ha stilato una classifica dei rischi pandemici sui fattori di rischio più rilevanti per il comparto zootecnico, legati alla deforestazione e alla perdita di biodiversità, agli antibiotici, ai rifiuti e all’inquinamento, alle condizioni di lavoro, alla sicurezza alimentare e al benessere animale”.
“Quarantaquattro su sessanta imprese analizzate (valutate a 224 miliardi di dollari e con i ricavi combinati di oltre 207 miliardi) sono considerate ad alto rischio. Le restanti sedici sono classificate come a rischio medio: nessuna a rischio basso”.
“La situazione presentata nel dossier – conclude il rapporto della LAV – trasmette già un’idea di come l’industria zootecnica mondiale sia da considerare superata, in considerazione dei danni ambientali che causa, per i suoi rischi e per le sofferenze che provoca”.
PER L'ARTICOLO: qui
NO ALLA CARNE DI POLLO: SONO ANCORA DEI CUCCIOLI. Il crudele trattamento riservato ai polli.
Le galline ovaiole e i polli
Galline in gabbia col becco tagliato. La vita in gabbia è una vera tortura per questi animali. GUARDA IL VIDEO: qui
LA STRAGE DEI PULCINI MASCHI (ESSENDO MASCHI NON FANNO UOVA): FINISCONO TRITATI VIVI A UN GIORNO DALLA NASCITA. 
A quali trattamenti sono sottoposti gli animali negli allevamenti intensivi? (parte prima: polli e galline ovaiole)
PER L'ARTICOLO: qui
L'INCUBO DEI PULCINI. GUARDA L'INVESTIGAZIONE, FIRMA LA PETIZIONE E CONDIVIDI QUESTA PAGINA PER FAVORE :'( https://www.essereanimali.org/incubo-dei-pulcini/#!
AIUTA GLI ANIMALI: CONDIVIDI QUESTO POST. GRAZIE PER IL TUO AIUTO.
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martedì 22 settembre 2020
Potere economico e false ricerche 'scientifiche'. Il potere economico paga le ricerche e mente spudoratamente sui risultati
È apparsa stamani una fasulla ricerca 'scientifica' in cui molto maldestramente si cercherebbe di escludere gli animali d'allevamento dal rischio Covid.
Ecco invece la smentita in questa foto reale pervenuta al mio gruppo sui pennuti:
Anche i polli contraggono il Covid. Qui siamo in un Rifugio per Animali salvati nel nord Italia. Questa gallina ha contratto il Covid e per salvare questa povera anima questa meravigliosa e coraggiosa ragazza a cui va tutta la nostra stima sta tentando di tenerla in vita e di salvarla con l'aerosol.
Mi permetto di pubblicare questa triste e toccante immagine perché stamani leggo una ricerca finanziata da Amadori in cui si sosterrebbe che polli, tacchini e maiali non contrarrebbero il Covid.
Ma che state a dì????? Vi ricordate che le maggiori malattie respiratorie proprio dai polli (aviaria) e dai maiali sono state portate all'uomo???
La paura che quest'altra epidemia Vi faccia perdere quattrini arriva addirittura a fare dichiarare il contrario???
Ecco la ricerca evidentemente falsata nei risultati:
https://ilfattoalimentare.it/coronavirus-animali-allevamento.html
Un fatto gravissimo Ci troviamo di fronte a ricerche pagate da Amadori o Aia od altro direttamente interessato al solo fine di continuare nonostante il Covid ad ammazzare innocenti e vendere!
Ue ricostruisca da zero la PAC e vari una ambiziosa strategia Farm to Fork
La crisi legata al Covid 19 ha messo ulteriormente in luce la necessità di un profondo cambiamento del sistema agroalimentare, per fronteggiare l’emergenza climatica in corso e scongiurare nuove epidemie. Per questo Greenpeace chiede anche una profonda revisione dell’attuale PAC (Politica Agricola Comune), che finora ha favorito un modello di agricoltura e allevamento intensivi, destinando un terzo dei sussidi complessivi all’1 per cento delle aziende agricole europee, in relazione alle grandi estensioni di terre che esse controllano, mentre 4,2 milioni di aziende agricole, per lo più di piccole dimensioni, sono scomparse.
In particolare, il sistema agroalimentare europeo si caratterizza per una forte produzione di alimenti di origine animale, al punto che circa il 70 per cento dei terreni agricoli dell’Ue viene utilizzato per l’alimentazione del bestiame, e assorbe circa un quinto del bilancio totale dell’Ue.
“E’ ora di cambiare rotta. Bisogna smettere di finanziare ciecamente un sistema non più sostenibile, aiutando gli agricoltori a produrre alimenti sani e rispettosi dell’ambiente” dichiara Federica Ferrario, responsabile campagna agricoltura di Greenpeace Italia. “Per farlo è necessario infrangere il tabù dell’aumento di produzione ad ogni costo, soprattutto di prodotti che hanno un maggiore impatto ambientale come quelli di origine animale: questo è il momento per iniziare a produrre e consumare meno e meglio, utilizzando i fondi disponibili per sostenere i produttori e i consumatori in questo cambiamento e smettendo di finanziare il sistema degli allevamenti intensivi”.
Gli scienziati stimano che il 31 per cento delle epidemie di malattie emergenti siano legate al cambiamento di uso del suolo e all’invasione umana nelle foreste pluviali tropicali. Allevamento e agricoltura industriali ne sono tra le principali cause: motore della distruzione delle foreste, della perdita della biodiversità e della riduzione del loro importante contributo alla lotta ai cambiamenti climatici. Per questo la scienza è ormai concorde nell’indicare una drastica diminuzione della produzione e del consumo di carne come uno degli interventi chiave per proteggere la salute umana, l’ambiente e il clima.
“Produciamo troppa carne. Anche in Italia il settore era già in crisi molto prima della pandemia di Covid19; non a caso parte dei fondi già stanziati dal governo e di quelli che saranno resi disponibili con il Decreto Rilancio sono destinati proprio a far fronte a questa “crisi di sovrapproduzione”, attraverso misure come lo stoccaggio delle carni o l’ammasso di formaggio e cagliate. Mai come in questo momento è dunque necessaria una visione ampia e strategica su come utilizzare le risorse, incoraggiando modelli di produzione e consumo ecologici e restituendo dignità a chi lavora sul campo per produrre il cibo che arriva sulle nostre tavole. Le strategie europee in uscita oggi, devono affrontare questi nodi” conclude Ferrario.



















